C'è un equivoco sulla Tuscia: che sia una meta da estate. Piscina, sagre, lago di Bolsena, tavolate all'aperto. È vero, ma è metà della storia — e forse nemmeno la metà migliore. Perché da novembre a marzo qui succede una cosa che l'estate non conosce: il silenzio. I pullman spariscono, i borghi tornano ai loro abitanti, e l'acqua che esce bollente dalla terra diventa finalmente quello per cui è nata.
Questa è la guida a cosa fare nella Tuscia d'inverno, scritta da chi ci vive: le terme che restano calde e gratuite, i borghi che d'inverno sono un'altra cosa, e i giorni in cui conviene semplicemente restare davanti al camino.
Le terme: d'inverno sono meglio
È il motivo numero uno, e chi ci prova una volta lo capisce subito. Viterbo si appoggia su una terra che bolle da sempre: l'acqua sulfurea arriva in superficie a 58 gradi e scorre in vasche all'aperto. D'estate, alle quattro del pomeriggio, è quasi una prova di resistenza. D'inverno, con l'aria fredda che fa fumare la superficie, è esattamente ciò che il corpo chiede.
Le pozze libere del Bullicame e delle Piscine Carletti, poco fuori Viterbo, sono gratuite e aperte tutto l'anno: dalla sorgente recintata l'acqua corre nei canaletti fino alle vasche, dove la temperatura scende a quella giusta per restarci. Non c'è biglietteria, non c'è spogliatoio: si arriva con l'accappatoio e le ciabatte, e ci si immerge. La guida completa, con come funzionano davvero e cosa portare, è nel nostro articolo sulle terme libere e gratuite vicino Roma.
Se preferite i servizi, alle Terme dei Papi — 25 minuti dalla villa — c'è la piscina monumentale da oltre 2.000 metri quadri, aperta dalle 9 alle 19, il venerdì fino alle 20 e chiusa il martedì per manutenzione. Ma la cosa da fare d'inverno è un'altra: ogni sabato la piscina resta aperta dalle 21:00 all'1:00 di notte. Acqua a quaranta gradi, vapore che sale, e sopra il cielo di gennaio. I dettagli e i prezzi aggiornati sono nella nostra guida alle Terme dei Papi.
I borghi, finalmente vuoti
D'estate Civita di Bagnoregio si attraversa in fila indiana. D'inverno il ponte pedonale di 260 metri è quasi vostro, e nelle mattine di nebbia succede la cosa per cui la chiamano «la città che muore»: il borgo galleggia sopra i calanchi come un'isola sospesa nel niente. La camminata resta la stessa — dieci-quindici minuti, con l'ultimo tratto in salita — ma il colpo d'occhio non ha paragoni con quello di agosto. Tutto quello che serve per organizzarsi è nella guida a Civita.
Poi c'è Vitorchiano, il borgo scolpito nella rupe di peperino a un quarto d'ora da noi, dove d'inverno le strade di pietra sono lucide di umidità e non c'è nessuno; e Celleno, il borgo fantasma abbandonato dopo terremoti e frane, che con il cielo basso diventa quasi teatrale. Sono posti da mezza giornata ciascuno: si va, si guarda, si torna al caldo. Per un'altra acqua, quella che cade, a circa 50 minuti c'è la Cascata delle Marmore: le aperture delle acque seguono un calendario, da controllare sul sito ufficiale.



