A circa mezz'ora da Villa Vacanze Valentina c'è un paese che la terra ha costretto ad andarsene. Celleno, il «borgo fantasma» della Tuscia, è stato lasciato dai suoi abitanti nel Novecento dopo secoli di terremoti e frane: oggi restano le case di tufo sventrate, la piazza in silenzio, le chiese e un castello col suo fossato, affacciati sulla Valle dei Calanchi. Il borgo si visita liberamente. E c'è una storia che poche guide raccontano: mentre tutti se ne andavano, un grande artista ha scelto di restare, e ci è rimasto quarantaquattro anni.
Come arrivare e dove parcheggiare
- Dalla villa: circa mezz'ora in auto. Da Roma: un'ora e mezza abbondante, fino a un'ora e quaranta con l'A1 e l'uscita di Orte.
- Parcheggio: gratuito a Celleno nuovo, in piazza della Repubblica. Da lì al borgo antico è circa un chilometro a piedi, dieci-quindici minuti.
- Ingresso: il borgo si visita liberamente, tutto l'anno. Castello, musei e visite guidate hanno aperture proprie: orari e prenotazioni all'infopoint del Borgo Fantasma e sui canali del Comune e della Pro Loco.
- Durata: da una a due ore. Scarpe comode: si cammina su selciato e tufo.
- Attenzione: alcune aree sono transennate perché pericolanti. I divieti vanno rispettati, il tufo è ancora in movimento.
La storia: il paese che dovette arrendersi
Celleno è abitata da tempi antichissimi: gli Etruschi, poi i Romani, poi un Medioevo conteso tra Viterbo e Orvieto e tra le grandi famiglie, i Gatti e gli Orsini. Il nome richiamerebbe le celle, le grotte e le cantine che bucano ancora lo sperone di tufo. Ma quel tufo poggia su terreni fragili, e ne ha segnato il destino.
Alla fine del Seicento, dopo un terremoto disastroso, fu vietato scavare nuove cantine nella rupe. Nel 1855 una forte serie di scosse diede il via allo spopolamento. Il terremoto del 1931, con epicentro proprio a Celleno, aggravò frane e dissesti, e dagli anni Trenta le famiglie cominciarono a trasferirsi più in basso, nel paese nuovo. Nel 1951 arrivò il trasferimento definitivo degli ultimi abitanti.
Il risultato è un luogo sospeso: si attraversa il ponte sul fossato, si sale alla vecchia piazza ed è come camminare dentro una fotografia seppiata, con i calanchi tutt'intorno.
Cosa vedere nel borgo fantasma
Il Castello Orsini
È l'edificio meglio conservato: la rocca con la torre, il fossato e il ponte in pietra a un'arcata. Il castello si guarda dal ponte e dal fossato: per oltre quarant'anni è stato la casa e lo studio di Enrico Castellani, e l'interno si visita solo in occasione di visite guidate ed eventi. Prima di partire, chiedete all'infopoint cosa è aperto quel giorno.
Le chiese e la piazza
- La chiesa di San Carlo, completata nel 1625, nell'anno del Giubileo.
- La chiesa romanica di San Donato, con il portale in pietra basaltica e il campanile di tufo.
- La vecchia piazza del Comune, il salotto del paese fantasma, oggi intitolata a Enrico Castellani: il punto più fotografato, circondato dalle case squarciate.
Le case della memoria
La sorpresa sono gli interni. Nelle case di tufo i volontari della Pro Loco hanno ricostruito gli ambienti della vita di una volta con oggetti donati dagli abitanti: il forno, la bottega del calzolaio, le cantine con gli attrezzi del vino. In una delle chiese è allestita una raccolta di radio e grammofoni d'epoca. Il sistema museale del borgo comprende anche il museo delle maioliche arcaiche e il butto medievale: aperture da verificare all'infopoint.
La terrazza sui calanchi
In fondo all'antica via Maggiore, oggi un sentiero con la staccionata di legno, si apre il belvedere sulla Valle dei Calanchi: argilla scavata dall'acqua, creste chiare, la stessa terra che si è presa il paese. È il panorama che tutte le guide citano, e con ragione. La luce migliore è quella del tardo pomeriggio.
Fuori dal borgo antico
Poco fuori, il convento di San Giovanni Battista: il permesso di papa Paolo V per costruirlo è del 1608, i lavori partirono due anni dopo attorno a un'abside romanica più antica.



